La legge che ordina il silenzio stampa di STEFANO RODOTÀ

La legge che ordina il silenzio stampa

di STEFANO RODOTÀ

SE LA legge sulle intercettazioni verrà approvata nel testo in discussione al Senato, sarà fatto un passo pericoloso verso un mutamento di regime. I regimi non cambiano solo quando si è di fronte ad un colpo di Stato o ad una rottura frontale. Mutano pure per effetto di una erosione lenta, che cancella principi fondativi di un sistema. Se quel testo diverrà legge della Repubblica, in un colpo solo verranno pregiudicati la libertà di manifestazione del pensiero, il diritto di sapere dei cittadini, il controllo diffuso sull’esercizio dei poteri, le possibilità d’indagine della magistratura. Ci stiamo privando di essenziali anticorpi democratici. La censura come primo passo concreto verso l’annunciata riforma costituzionale, visto che si incide sulla prima parte della Costituzione, quella dei principi e dei diritti, a parole dichiarata intoccabile? Se così sarà, dovremo chiederci se viviamo ancora in uno Stato costituzionale di diritto.

APPELLO E MOBILITAZIONE SUL WEB

Questa operazione sostanzialmente eversiva si ammanta del virtuoso proposito di tutelare la privacy. Ma, se questo fosse stato il vero obiettivo, era a portata di mano una soluzione che non metteva a rischio né principi, né diritti. Bastava prevedere che, d’intesa tra il giudice e gli avvocati delle parti, si distruggessero i contenuti delle intercettazioni relativi a persone estranee alle indagini o comunque irrilevanti; si conservassero in un archivio riservato le informazioni di cui era ancora dubbia la rilevanza; si rendessero pubblicabili, una volta portati a conoscenza delle parti, gli atti di indagine e le intercettazioni rilevanti. Su questa linea vi era stato un largo consenso, che avrebbe permesso una approvazione a larga maggioranza di una legge così congegnata. Ma l’obiettivo era diverso. La tutela della privacy è divenuta il pretesto per aggredire l’odiata magistratura, l’insopportabile stampa. Non si vuole che i magistrati indaghino sul “mostruoso connubio” tra politica e affari, sull’illegalità che corrode la società. Si vuole distogliere l’occhio dell’informazione non dal gossip, ma da vicende che inquietano i potenti, dal malaffare. Se quella legge fosse stata approvata, non sarebbe stato possibile dare notizie sul caso Scajola, perché si introduce un divieto di pubblicazione che non riguarda le sole intercettazioni. In un paese normale proprio quest’ultima vicenda avrebbe dovuto indurre alla prudenza. Sta accadendo il contrario. Al Senato si vuole chiudere al più presto. E questo è coerente con l’affermazione del presidente del Consiglio, secondo il quale in Italia “c’è fin troppa libertà di stampa”. Quale migliore occasione per porre rimedio a questo eccesso di una bella legge censoria? Scajola, infatti, è stato costretto a dimettersi solo dalla forza dell’informazione. Una situazione apparsa intollerabile. Ecco, allora, il bisogno di arrivare subito ad una legge che interrompa fin dall’origine il circuito informativo, riducendo le informazioni che la magistratura può raccogliere, impedendo che le notizie possano giungere ai cittadini prima d’essere state sterilizzate dal passare del tempo. Non si può tollerare che i cittadini dispongano di informazioni che consentano loro di non essere soltanto spettatori delle vicende politiche, ma di divenire opinione pubblica consapevole e reattiva. Si arriva così all’infinito silenzio stampa, all’opinione pubblica impotente perché ignara dei fatti, visto che nulla può esser detto su qualsiasi fatto delittuoso fino all’udienza preliminare, dunque fino a un tempo che può essere lontano anni dal momento in cui l’indagine era stata aperta. Che cosa resterebbe della democrazia, che non vuol dire soltanto “governo del popolo”, ma pure governo “in pubblico”? In tempi di corruzione dilagante si abbandona ogni ritegno e trasparenza, si dimentica il monito del giudice Brandeis: in democrazia “la luce del sole è il miglior disinfettante”. Stiamo per essere traghettati verso un regime di miserabili arcana imperii, di un segreto assoluto posto a tutela di simoniaci commerci di qualsiasi bene, di corrotti e corruttori, di faccendieri e di veri criminali. Questo regime non avvolgerebbe soltanto in un velo oscuro proprio ciò che massimamente avrebbe bisogno di chiarezza. Creerebbe all’interno della società un grumo che la corromperebbe ancor più nel profondo. Le notizie impubblicabili, infatti non sarebbero custodite in forzieri inaccessibili. Sarebbero nelle mani di molti, di tutte le parti, dei loro avvocati e consulenti che ricevono le trascrizioni delle intercettazioni, gli atti d’indagine, gli avvisi di garanzia, i provvedimenti di custodia cautelare. Questo materiale scottante alimenterebbe i sentito dire, la circolazione di mezze notizie, le allusioni, la semina del sospetto. Renderebbe possibili pressioni sotterranee, o veri e propri ricatti. Creerebbe un clima propizio ad un “turismo delle notizie”, alla pubblicazione su qualche giornale straniero di informazioni “proibite” che poi rimbalzerebbero in Italia. Accade sempre così quando ci si allontana dalla via retta della democrazia e dei diritti. Dal diritto d’informazione in primo luogo, che non è privilegio dei giornalisti, ma diritto fondamentale d’ogni persona, la premessa della sua cittadinanza attiva, del suo “conoscere per deliberare”. Ce lo ricordano le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, dov’è sempre ripetuto che “la libertà d’informazione ha importanza fondamentale in una società democratica”. In una sentenza del 2007, che riguardava due giornalisti francesi autori d’un libro sulle malefatte di un collaboratore di Mitterrand, la Corte ha ritenuto che la notorietà della persona e l’importanza della vicenda rendevano legittima la pubblicazione anche di notizie coperte dal segreto. In una sentenza del 2009 si è messo in evidenza che eccessivi risarcimenti del danno a carico di giornalisti e editori possono costituire una forma di intimidazione che viola la libertà d’informazione: che cosa dovremmo dire quando, da noi, il testo all’esame del Senato impugna come una clava le sanzioni pecuniarie con chiaro intento intimidatorio? E guardiamo anche agli Stati Uniti, al fermo discorso di Hillary Clinton sul nesso tra democrazia e libertà di espressione su Internet, alle ultime sentenze della Corte Suprema che, pure di fronte a casi sgradevoli e imbarazzanti, ha riaffermato la superiorità del Primo Emendamento, appunto della libertà di espressione Un velo d’ignoranza copre gli occhi del legislatore italiano. Ma non è il benefico velo che lo mette al riparo da pressioni, da influenze improprie. È l’opposto, è la resa alla imposizione di chi non vuole che si guardi al mondo quale veramente è. Nasce così un’anomalia culturale, prima ancora che giuridico-istituzionale. Ci allontaniamo dai territori della civiltà giuridica, e ci candidiamo ad esser membri a pieno titolo del club degli autoritari Certo la nostra Corte costituzionale prima, e poi quella di Strasburgo, potranno ancora salvarci. Intanto, però, la voce dei cittadini può farsi sentire, e non è detto che rimanga inascoltata. (08 maggio 2010)

Affissioni selvagge: cosa dice la legge

Continuano le illegalità che contraddistinguono questa campagna elettorale.

Ecco le parti della legge elettorale che disciplina le affissioni:

Legge 4 aprile 1956, n. 212 – Norme per la disciplina della campagna elettorale

Articolo 1.
1. L’affissione di stampati, giornali murali od altri e di manifesti di propaganda, da parte di partiti o gruppi politici che partecipano alla competizione elettorale con liste di candidati o, nel caso di elezioni a sistema uninominale, da parte dei singoli candidati o dei partiti o dei gruppi politici cui essi appartengono, è effettuata esclusivamente negli appositi spazi a ciò destinati in ogni Comune..

Articolo 6
1. Dal trentesimo giorno precedente la data fissata per le elezioni è vietata ogni forma di propaganda elettorale luminosa o figurativa, a carattere fisso in luogo pubblico, escluse le insegne indicanti le sedi dei partiti. È vietato, altresì, il lancio o il getto di volantini in luogo pubblico o aperto al pubblico e ogni forma di propaganda luminosa mobile.

Articolo 9
Chiunque affigge stampati, giornali murali od altri, o manifesti di propaganda elettorale previsti dall’articolo 1 fuori degli appositi spazi è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 1.032

Che dite…. facciamo qualcosa?


Firme False: Noi del software libero l’avevamo già denunciato

Ricordate questo? È tornato di stretta attualità:

Firme False, escluso solo il Partito del Software Libero
La comunità GNU/Linux pronta ad atti estremi. Linus Torvalds annuncia lo sciopero del sorgente. E Richard Stallman promette: “Birra gratis per tutti”.

Elogio della Pazzia

Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere
ovunque un pizzico di follia. Infuse nell’uomo più passione che
ragione perchè fosse tutto meno triste. Se i mortali si guardassero da
qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe.
Se solo fossero più fatui, …allegri e dissennati godrebbero felici di
uneterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della
Follia… Il cuore ha sempre ragione :)

Google vs Copydown: Gli scheletri dello stato etico

Guido scorza chiosa i commenti del PM sulla sentenza Google vs Vividown

Che la ‘civiltà giuridica italiana’ nel suo confronto con Internet si stia ampiamente rifacendo a quelle caratterstiche etico-morali in verità mai sopite nei nostri codici retaggio del ventennio fascista è cosa palese.
Il vero problema è, semai, la -come vogliamo chiamarla- timidezza estrema con cui i giuristi italiani stanno puntando i piedi sui capisaldi di un ordinamento giuridico laico. Se vogliamo essere ottimisti possiamo dire che è semplicemente ignoranza della materia tecnologica che per qualche motivo offusca loro il giudizio (ma mai potrebbe?), ma le due altre possibilità sono certamente ancora più tremende:

  • l’acquiescenza verso il ‘potere costituito’ che contro la Rete ha una chiara strategia ostile, o pure peggio
  • la coscienza che in effetti i codici italiani mai epurati dalle loro connotazioni etiche finiranno per dare ragione a queste interpretazioni

Una cosa è certa: in questo campo l’Italia sta facendo i conti con i propri scheletri e la via d’uscita sembra essere tutt’altro che semplice.

Attendiamo la sentenza senza troppa speranza, per la verità, che possano rinvenirci elementi confortanti

Le botte per le liste o la sottoscrizione elettronica certificata?

Chi non ha mai partecipato a quel magico momento della presentazione fisica delle liste in Tribunale non può sapere quanto… fisico è appunto questo compito. E quanto sia contornato di paradossali amenità e incredibili iniquità.

Chiamati in causa sono i Tribunali, che nella loro attività amministrativa, gestiscono anche questo compito. Come gestiscono quello dell’iscrizione al registro della stampa delle testate giornalistiche e altri simili.

Cosa succede? È abbastanza comune che si finisca in urla, strepiti e schiamazzi quando non si arriva alle mani ed è necessario l’intervento della forza pubblica.

Perchè? Facile, perchè NESSUNO rispetta le leggi che ci sono, e farlo notare rischia seriamente di mettere in pericolo l’incolumità personale, o ricevere ritorsioni.

Ad esempio? Esiste una scadenza per la presentazione (le ore 12 di Sabato 27, questa volta). Ma la cosa è intesa in modo alquanto orientativo, a Pisa per esempio la Lista Bonino-Pannella, pur presentata in tempo è stata esclusa, a Roma solo l’azione fisica, per quanto non violenta, di stendersi a terra davanti alla porta d’accesso, e la presenta dei Carabinieri, ha impedito al Popolo della Libertà di consegnare le liste ben oltre la scadenza. Non vi preoccupate però… tutto andrà come deve. I radicali di Pisa saranno esclusi e il Pdl di Roma sarà ammesso, perché la legge NON È uguale per tutti.

Vorrei però far notare solo che una soluzione ci sarebbe, comoda precisa e indolore, oggi come oggi per evitare tanta indecenza.

La sottoscrizione digitale delle liste elettorali sarebbe immediatamente realizzabile  attraverso l’uso della PEC, quella posta elettronica certificata che stenta a trovare un suo perché. Eccolo. I cittadini, comodamente dalla propria casa potrebbero sottoscrivere liste e referendum, fino all’ultimo momento utile ma non oltre.

Quando si dice che la tecnologia cambia la vita…

I radicali non da oggi hanno promosso l’uso delle sottoscrizioni elettroniche, se riuscissero ad entrare nelle Regioni sono sicuro che qualche passo avanti lo faremo.

Tribunale di Bergamo, Mondo: Dalla censura di Pirate Bay al voto radicale

Perchè ti importa della censura di Pirate Bay anche se non scarichi film o usi Bittorrent?

Il problema, messo giù semplicemente, è il seguente: per i cittadini italiani non è più possibile accedere ai server di Pirate Bay. C’è una battaglia legale in atto, di cui ti vorrei risparmiare i dettagli, sulla liceità di servizi come quelli di Pirate Bay. Una corte secondaria di una piccola città (Bergamo) ha emesso un ordinanza, per un livello non definitivo di giudizio, per sequestrare (qualunque cosa questo voglia dire) il sito di Pirate Bay. Il risultato è stato che i principali provider hanno posto sulle proprie reti dei filtri IP per impedire l’accesso ai server della baia. E non hanno perso tempo. Strano vero?

Già da tempo i provider italiani attuano una politica di blocco selettivo dei DNS impedendo (o credendo di impedire) l’accesso ad un insieme di siti ’sgraditi’ al potere politico ed economico, in particolare quelli relativi alle scommesse che non si assoggettano alle regole locali o quelli a contenuto pedopornografico, ma anche altri oggettivamente probabilmente poco raccomandabili ma essenzialmente catalogabili come sgraditi. In questo caso è sufficiente usare un DNS non controllato dai provider italiani per superare il blocco. Ad esempio indicando come DNS primario 8.8.8.8 e come secondario 8.8.4.4 che sono i server DNS messi a disposizione da Google. In questo modo si evita anche di essere tracciati, per scopi non dichiarati, dai provider nazionali e Google garantisce un adeguato livello di riservatezza per la tua navigazione (http://code.google.com/intl/it/speed/public-dns/privacy.html). Per livelli maggiori di tranquillità è possibile usare servizi che garantiscono la privacy ed evitano la divulgazione delle vostre informazioni di navigazione come The Fool DNS, che peraltro è un progetto italiano (http://www.fooldns.com/community.html).

La censura di Pirate Bay però si spinge  ben oltre. E questo interessa anche te, oggi e anche se non usi o non pensi di usare mai Pirate Bay in vita tua.

In questo caso i provider Internet, come Telecom (l’ex-monopolista) o i nuovi giocatori come Fastweb, Tiscali e Libero, sono passati ad un blocco attivo del traffico IP, ovvero hanno tagliato sui propri apparati le direttrici di traffico che portano verso quel servizio, selettivamente. Questo, al di là dell’effetto nei confronti di Pirate Bay ed indipendentemente dal significato che assume in questo specifico caso, è la prima pratica applicazione ufficiale e decisa dalla legge dello spettro della non neutralità della rete Internet. Cosa significa? È presto detto: è questa la scusa che i provider vogliono avere per rendere Internet un sistema incomprensibile e costoso come quello della telefonia cellulare.

Le reti cellulari di nuova generazione potrebbero trasportare molto più traffico e con costi molto più bassi per i clienti di quello che fanno oggi.

Oggi trasportare sulla Internet che conosciamo un file  di 4 miliardi di caratteri da un capo all’altro  del mondo non costa virtualmente nulla, spesso c’è un costo flat di pochi euro al mese indipendente dal volume scambiato. Hai idea di quanto ti costi usando il cellulare? Facciamo assieme i conti: un messaggio SMS trasporta 140 caratteri e costa 12, diciamo anche 10 centesimi. Per trasporare 1400 caratteri via SMS si spende quindi un euro, per trasportarne un milione i consumatori italiani spendono 700 euro e per trasportarne 4 miliardi, cioè la dimensione di DVD video, un operatore di telefonia guadagna più di 2 milioni di euro. Sembra assurdo vero? Eppure è così. È facile capire perchè sono semplicemente terrorizzati di perdere quella gallina dalle uova d’oro che è stato fin’oggi il mercato del traffico telefonico  semplicemente perchè tu hai deciso di smetterla con gli SMS e iniziare ad usare Facebook. Vedila da un altro punto di vista: tu perchè sei passato a FB, perchè risparmi vero? E chi non guadagna se tu risparmi?

La non neutralità della rete serve appunto a questo, permettere a chi ti vende Internet di fare esattamente come oggi fa chi ti vende le connessioni cellulari, imponendoti offerte incomprensibili e non confrontabili in cui tu sia obbligato a cambiare profilo o tariffa ogni volta che cambi applicazione e loro possano lucrarvi sopra numerose volte, creando a bella posta una scarsità ‘di bit’ in realtà inesistente.

Si chiamano ‘legami’ e sono molto utili a chi vende perchè gli permettono di impedirti di sfuggire al proprio controllo imponendoti anche un costo economico che certo non t’invoglia a cambiare ‘profilo’. Hai mai pensato al motivo per cui il cambio di una tariffa del telefono cellulare costa di solito una cifra anche molto alta? Eppure per un operatore non esiste nessun costo amministrativo visto che si tratta semplicemente di una registrazione fatta su un computer e spesso ordinata direttamente online o attraverso il cellulare.

La censura di Pirate Bay è un passo molto deciso in questa direzione. Non è strano che molti commentatori indipendenti abbiano tirato in ballo un’equivalenza con le tecnologie utilizzate per censurare Internet in Cina perchè, seppure per altri scopi, noi in Italia non stiamo facendo nulla di differente. L’Italia sta diventando un esperimento, all’interno dei paesi occidentali, nella progressiva sottrazione delle libertà civili di rappresentazione e comunicazione dei cittadini.

Quanto è successo nel piccolo Tribunale di Bergamo, nella colpevole mancanza di un approccio globale ai problemi dei diritti digitali, rende inoltre evidente come il ‘livello locale’ in queste battaglie assuma un valore determinante e spesso discriminante, nella costruzione di un

Le prossime elezioni regionali saranno quindi determinanti per calare nei territori nuclei di attenzione sui problemi dell’innovazione radicale che ormai toccano sensibilmente i cittadini, specie le più giovani e le più anziane generazioni, che su Internet trovano o potrebbero trovare la risposta alle più immediate esigenze cognitive e relazionali.

Perché l’eGovernment non si traduca in una deriva autoritaria e populista ma agisca per preservare la partecipazione individuale con un concreto rispetto della privacy; perché la spesa informatica non diventi fonte di schiavitù ma si trasformi in un volano delle economie locali con l’Open Source; perché le informazioni, i dati delle amministrazioni, degli enti pubblici e delle reti territoriali vengano messe a disposizione del bene collettivo con le licenze Creative Commons.

Per questo motivo, un eletto in più o in meno nelle liste di qualsiasi altro partito non può fare la differenza.

Un radicale sì.

Avvocati: SPAM"R"US – Il Thread del secolo!

keywords: spam, disguido, errore, sollecitato, aiuto!!!, provvedete, apocalisse, gabibbo, ridere

Ci vorrebbe una proposta di legge per bloccare le mailing-list!

Sì. Ci vorrebbe proprio.

Ed in effetti in Italia, tra la proposta della Carlucci, quella di un D’Alia e un Barbareschi, manca solo questo.

È quello che devono aver pensato gli avvocati che frequentavano la mailing-list della cancelleria telematica toscana l’8 Ottobre 2009 quando si sono visti intasare le caselle email da un’ondata di spam.

Il tardo pomeriggio dell’8 Ottobre rimarrà per la Rete Italiana un giorno memorabile: il giorno della fantasia, del coraggio, della coscienza e del risveglio per una categoria che, sembra, abbia un gran bisogno di rendersi conto… in che mondo vive!

Tutto inizia alle ore 14.22 quando la Segreteria Organizzativa presso l’URP della Giunta della Regione Toscana ha l’ardire di spedire nella lista della Cancelleria Telematica di Firenze il seguente messaggio:

Gentile avvocato vorrei invitarla a partecipare al convegno che la
Regione Toscana ha organizzato all’interno della manifestazione
“Dire e FARE” per il 29/10/2009 alle ore 14:30 presso la fortezza da Basso-
Sala scherma. Durante il convegno il cui titolo è “La professione
forense tra innovazione e tecnologia: l’esperienza toscana” si
discuterà dell’esperienza della Regione Toscana in questa materia
cercando di raccogliere idee e proposte di miglioramento direttamente
dagli addetti ai lavori Il programma allegato a questa mail è
scaricabile anche all’indirizzo http://www.e.toscana.it

la partecipazione darà diritto a 4 crediti formativi

Per motivi organizzativi si prega di iscriversi utilizzando il
seguente indirizzo:

http://web.rete.toscana.it/iscrizioni/iscrizioniprivacy.php?ID=222

Per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi alla segreteria
organizzativa presso l’urp della giunta della Regione Toscana
tel:800-860070 mail:urp@regione.toscana.it

saluti
la segreteria organizzativa

È un semplice invito ad un convegno. Sì. Niente di strano. Ma se la rivoluzione americana è scoppiata su un party per il the, non può forse svilupparsi un perfetto plot per la commedia dell’arte italiana da un semplice invito ad un convegno?

Quello che avviene da questo momento in poi ha dell’incredibile. Hai voglia di dire che ’solo in Italia certe cose possono succedere’ ma vederle accadere così, sotto i propri occhi, lascia di stucco.

Siamo un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di trasmigratori, ma no…, di navigatori, specie su Internet, no. Proprio no.

A questo punto devo chiedere al lettore di avere un po’ di pazienza e leggere, leggere fino in fondo quest’onda di testo. È lunga lo so, ma non poteva essere più corta, non avrebbe reso perfettamente l’idea. Riporterò in ordine cronologico TUTTI i messaggi. Tutti, con un effetto certamente esilarante: lo assicuro.

Alle 17 e 17 finalmente qualcuno risponde gentilmente alla mail dell’URP

Mi spiace molto ma la coincidenza con processo penale alla medesima
ora al tribunale di Grosseto mi impedisce di partecipare.
Grazie.
Saluti.
Avv. Tania Amarugi

Mai coincidenza fu più infausta.

La mailing-list è evidentemente configurata per ritrasmettere i messaggi ricevuti, peraltro in modalità anonima, facendoli cioè pervenire a tutti i partecipanti alla lista come se fossero stati spediti dalla lista stessa. Se l’avvocato non avesse firmato la sua mail non si sarebbe potuto risalire al proprio nome e d’altro canto non possiamo neppure essere sicuri se i nomi riportati siano veri. È una configurazione rara ma non impossibile, probabilmente errata in questo caso.

Passa ancora un quarto d’ora e in lista appare una nuova risposta:

Pp
Sent from my BlackBerry® wireless device

Cos’avrà voluto dire l’avvocato non si sa. Forse il messaggio è partito per errore. Noi però non possiamo proprio sapere chi è il mittente.

Chiosa: chi immagina che l’effetto comico del thread e senza dubbio quello tragico provenga da qualche risposta particolarmente intelligente e briosa, da qualche arguzia, di quelle tipiche del popolo toscano, la cui ruvida simpatia è un pregio da molti apprezzati, o dagli immancabili errori di ortografia rimarrà deluso perché forse non ha compreso proprio l’implacabile logica del problema. Ogni blip, preso a sé, non ha quasi alcunché di comico, ma messo tutto assieme in un’unica visione unificatrice l’effetto farsesco è assicurato: olismo e fave di fuca!

Dalle 17 e 45 inizia l’escalation. Tutti in risposta alla mail dell’Avv. Amarugi arrivano le seguenti:

Gent.le Collega
Ho ricevuto la Sua mail ma ritengo di non essere il destinatario.
Cordiali saluti
Avv. Leonardo Paterniti

e dopo ancora un quarto d’ora

Gent.ma Collega credo che abbia inviato a me per errore la mail in oggetto.
Avv. Mazzotta

La mailing-list è pubblica ed è, tuttora, visionabile su Internet ( http://www.liste.rete.toscana.it/pipermail/cancelleriatelematica/mail4.html ). Ciò non impedisce all’avvocato di apporre il proprio disclaimer:

AVVISO IMPORTANTE
Il testo e gli eventuali documenti trasmessi contengono informazioni
riservate al destinatario indicato. La presente corrispondenza è
confidenziale e la sua riservatezza è tutelata legalmente dal decreto
legislativo 196 del 30/06/2003 (codice di tutela della privacy). La
lettura, copia o altro uso non autorizzato o qualsiasi altra azione
derivante dalla conoscenza di queste informazioni sono rigorosamente
vietate. Qualora abbiate ricevuto questo documento per errore siete
cortesemente pregati di darne immediata comunicazione al mittente e di
provvedere, immediatamente, alla sua distruzione.

Ma perchè distruggerlo? Sarà uno dei messaggi di maggior successo. Otterrà decine di risposte. Dopo ancora 15 minuti veniamo raggiunti da:

Gentile Collega,
non sono il destinatario della Sua mail.
avv. Nunzio Salice – Firenze

Passa ancora un quarto d’ora e un raggio di luce inizia a permeare in tutto questo discorso:

Continuo a ri[ce]vere mail di colleghi su questo convegno; ci
deve essere un errore con il server della cancelleria telematica.
Avv. G. Durante

A questo punto le risposte iniziano ad incrociarsi. Un’altro anonimo risponde a Mazzotta:

Egregio Collega non ho inviato alcuna mail anzi pervengono a me risposte di colleghi alla cancelleria
saluti

Ed uno subito dopo risponde a Paterniti

Credo ci sia stato qualche problema con le mail.
Io sono Avv. Anna Boncompagni e non Tania Amarugi
Grazie

È bene sapere chi si è, ogni tanto. Le crisi d’identità sono in agguato.

In ritardo di quasi un’ora arriva un’altra risposta alla Amarugi

Ho ricevuto questa mail, credo erroneamente.
Cordiali Saluti.

Avv. Roberta Bernardini

e poco dopo

Gentile Collega ho ricevuta questa Sua mail che erroneamente, ha inviato al mio indirizzo.
Cordiali saluti,
Avv. Luca Degl’Innocenti

Non manca a questo punto qualcuno che, pur non avendo mai scritto nulla in precedenza, non manca l’occasione per dimostrare la propria buona volontà al consesso di colleghi:

Mi scuso per il disguido
Avv. Lucia Coppola

Perché si scusa lei, questo non è affatto chiaro. Ma male non fa.
C’è anche chi inizia a farsi domande esistenziali ma non perde l’occasione di dare ordini:

non capisco perchè mi siano arrivate queste email…verificate
grazie
avv marco rossi

In un’oretta sono passate in lista una decina di mail, quindi con un certo tono professorale e competente interviene l’ennesimo professionista:

Dopo aver ricevuta in data odierna una mail dal vostro indirizzo di
posta elettronica, continuano ad arrivare al mio indirizzo di posta
(info@…..it) mail di risposta da altri avvocati.
Credo ci sia un disguido, che peraltro mi sta creando intasando la posta.

Avv. Anna Maria Sgarbi

Non mancherà qualcun’altro che avanzando la propria personale situazione risponderà con le stesse parole a ben tre messaggi successivi (quello di Mazzotta, di Paterniti e pure a quello anonimo spedito dal BlackBerry)

Per favore non inviare altra posta a questo indirizzo: non esercito
più la professione di avvocato.
Grazie
Francesca Marcenaro

Poverina… dovrà sopportare questa situazione per altre numerose ore.

Qualcuno quindi con arguzia esclama

mi pare evidente che c’è un problema in questa rete

Ah sì? C’è un problema? Allora l’avvocato Sgarbi a questo punto trasale e ritornata all’origine del problema risponde, ma sempre in lista, al messaggio iniziale originale:

Ho ricevuto in data odierna la Vostra mail, che mi sta creando seri
problemi alla posta elettronica.
Sul mio indirizzo di posta info@…..it continuano a
pervenire risposte di altri avvocati al Vostro invito al Convegno
“La professione forense tra innovazione e tecnologia”.
Credo si sia verificato un disguido.

Siete pregati di risolverlo al più presto.

Avv. Anna Maria Sgarbi

Quali saranno i problemi che una mail sta creando alla casella di posta elettronica non potremo mai saperli, ma sappiamo che nessuno purtroppo li risolverà per un bel po’ ancora. Le cose iniziano a farsi serie, infatti un ulteriore mail prospetta scenari inquietanti, in risposta a Paterniti arriva infatti un chiaro:

Ho già segnalato che temo siamo tutti sotto spamming.
SR

Siamo nel pieno del FUD (Fear, Uncertainty and Doubt). Quindi non contento, il concetto lo ribadisce in lista in risposta a Mazzotta (noi ci immaginiamo a dirglielo con circospezione in un orecchio, ma ovviamente lo fa in modo che tutti lo percepiscano):

Ho timore ci sia uno spamming in corso.
Sergio Russo

Un timore evidentemente molto ben riposto: lo spam SONO LORO!

Ecco però che con malcelata saggezza che il prossimo sentenzia:

Mi pare chiaro che chiunque risponde al mittente ne manda copia a
tutti coloro che fanno parte delle liste. Il che è molto
fastidioso. Invito chi gestisce la faccenda a porre rimedio ed
a fare in modo di non disturbarmi.

Avv. Sandro Barcali

Già è fastidioso. Ma chi gestisce la faccenda? Non si sa. Però il successivo commento riporta una constatazione con cui non possiamo non dichiararci d’accordo:

Penso che il convegno “La professione forense tra innovazione e tecnologia: l’esperienza toscana” sia molto utile alla categoria, vista la poca dimestichezza che sta dimostrano qualcuno con la posta elettronica.

C’è dell’ironia in questa risposta? Cosa dire… non ne siamo mica sicuri!

Ad ogni buon conto, ad un’ora e mezza circa dalla prima risposta dubbi esistenziali attanagliano la mente degli avvocati. Con un senso di composto sconforto il prossimo dice:

La mail in relatà è arrivata a me…e nemmeno io sono il destinatario.
Cordiali saluti

Avv. Stefano Magnani

Capito? Non è nemmeno lui il destinatario. Come fare?

Però è Mazzotta il gettonatissimo che riceve gran parte delle risposte, alcune così a cuore aperto che commuovono per la franchezza:

Egr. Collega, ho ricevuto la stessa e-mail e non ho francamente
provveduto ad inviarLe alcunchè……Probabilmente un equivoco da parte
di qualcun altro. Buon lavoro!

Avv. Cristiana Cipriani

Bhé… l’importanza d’esser franco… direbbe Wilde.

Segue una laconica risposta a Nunzio Salice:

Deve esserci un errore.

Alessandro pomponio

Deve esserci proprio un errore, quindi per porvi rimedio Pomponio impiega i successivi 4 minuti e mezzo per spedire lo stesso identico messaggio in risposta, in lista, ad altre sette mail sette!, per avvertire tutti, singolarmente e pubblicamente, che “deve esserci un errore”. È un mito di generosità! Io lo candiderei nella Protezione Civile Digitale.

Scusarsi, si sa, non fa mai male, così urlando –secondo la netiquette– il prossimo propone le sue informate deduzioni:

CHIEDO SCUSA, MA HO LA CASELLA MAIL PIENA DI MSG DI COLLEGHI. CI
DEV’ESSERE UN DISGUIDO NEL SERVER.

CORDIALI SALUTI

AVV. ALBERTO CARLESI

il problema però non è nel server, sembra sostenere il successivo:

il disguido lo sto avendo anche io
prego di disattivare l’invio della posta , grazie

C’è una certa qual confusione di ruoli in tutta questa storia, eh.

La professione forense, si sa, è fatta da galantuomini: non mancano quindi mai di destinarsi appropriati convenevoli tra colleghi:

stimato Collega,
continuano ad arrivarmi e-mail di risposte di colleghi.
saluti

Il giorno 08 ottobre 2009 18.22, ha scritto:
Egregio Collega non ho inviato alcuna mail anzi pervengono a me risposte di colleghi alla cancelleria
saluti

Il giorno 08 ottobre 2009 17.44, ha scritto:
Gent.ma Collega credo che abbia inviato a me per errore la mail in oggetto.
Avv. Mazzotta

L’effetto comico inizia a profilarsi. I fratelli Marx non avrebbero saputo inventare un congegno più valido.

Penso ci sia qualche problema con la posta elettronica del sito regionale.
Mi arrivano decine di risposte ch non ho sollecitato.

Avv. Alessandro Nicolodi

ed un altro, sottoposto ad una certa tensione, risponde:

per cortesia mi si sta intasando la mail
io non so come sia potuto accadere, non ho mandato nessuna mail

e poi intima:

la cancelleria telematica regione toscana , provveda per favore ad eliminare il disguido.

Purtroppo le migliori perle di saggezza rimangono inascoltate:

State rispondendo ad una e.mail-list! arriva tutto a tutti! Non si deve rispondere! Chi voleva partecipare al convegno doveva collegarsi sul sito e basta! Finitela di scrivere!

Forte di questa interpretazione il successivo sentenzia:

ho lo stesso problema!
cordiali saluti

Allora, per chiarire a tutti definitivamente, c’è chi ribadisce:

NON INVIARE MAIL ALL’INDIRIZZO MITTENTE Cancelleriatelematica @ liste. rete. toscana. it
perché, evidentemente, raggiunge tutti gli iscritti alla cancelleria.
grazie.

avv. P.S.

A questo punto dovrebbero aver capito tutti. Vero?

Però non manca mai quello che conforta gli altri cordialmente di non essere escluso solo perchè ha un BlackBerry:

Mi scuso per il disguido ma ho lo stesso problema.
Cordialita’

Avv. Carlo Andrea Gemignani

Sent from my BlackBerry® wireless device

Allora qualcuno, compreso il problema, finalmente comunica con la Segreteria.

Segnalo alla segreteria organizzativa che sto ricevendo varie mail di colleghi con indirizzo mittente
cancelleriatelematica@liste.rete.toscana.it

Vi invito a porre rimedio a questo inconveniente.

Avv. Francesco Cintelli

Purtroppo però lo fa in lista. Ancora. Ma nooo!

A questo punto si uniscono varie voci nella richiesta di porre rimedio.

vi prego di rimediare al disguido mi arrivano mail
io non ho inviato nessuna mail!!

Diciamolo. C’è proprio un asimmetria scandalosa in questo ricevere mail senza averne inviate. Bisogna perciò porre rimedio inviandone una ulteriore in lista. Così ci mettiamo in pari, eh!

A questo punto iniziano a serpeggiare le prime paure irrazionali, c’è chi ripete:

Ho timore ci sia uno spamming in corso.
Sergio Russo

Forse non l’avevano sentito.

C’è sempre chi si chiama fuori:

non capiso perchè mi continuano ad arrivare e.m. da mezzo foro. Io
di questo convegno non so assolutamente niente.
R.Russo

(e.m. sta per email)

Al che già qualcuno rinviene che:

la cosa si fa comica … un convegno sulle tecnologie e
l’organizzatore che spedisce a tutti le mail di risposta ……
Marco Rousseau

Il pragmatismo però sta prendendo il sopravvento e i più avvertiti definiscono rette linee di comportamento collettivo con una certa tensione didascalica:

Cari Colleghi,
poichè mi stanno giungendo tutte le vostre mail pregherei Voi, e chi
ci legge per la prima volta, di non rispondere nè alle risposte nè
all’invito della segreteria organizzativa, sì da interrompere questo
circolo vizioso che si è creato, nella speranzosa attesa che
qualcuno della medesima segreteria si sia accorto del problema
e stia provvedendo.

Vi ringrazio e Vi auguro buon lavoro.

Avv. Edoardo Nocchi

Sarà l’augurio di lavorare forse fuori luogo? C’è che non tutti capiscono il mentore:

Non so cosa stia accadendo. Non ho mandato mail. Credo ci sia un
problema nell’invio da parte della cancelleria telematica.
Clara Mecacci

Sent from my BlackBerry® wireless device

Il BlackBerry è uno strumento insostituibile per l’avvocato. Non lo stesso può dirsi nella perizia dell’usare Internet.
Segue allora:

Credo di non essere la destinataria del mess; in più sto ricevendo e
mail di Colleghi: Grazie. Cordialità.

Avv. Catia Dragoni

Di cordialità, si vede, ce n’è bisogno. Perchè sono passate quasi due ore e l’ondata non si placa. In più questa professionista ha addirittura delle crisi d’identità: cambia nome tra un messaggio e l’altro.

Mi stanno arrivando di continuo e mail di Colleghi che mi intasano
la posta elettronica. Provvedete al più presto.

Avv. Katia Dragoni

Ma con la kappa il nome è forse più autorevole?

Comunque provvedere a che non si capisce. E poi: è proprio così grave ricevere delle mail di colleghi?

Oddio, una email di un avvocato effettivamente sì, una certa tensione dovrebbe pur mettertela.

Vedersi popolare la casella postale con messaggi di tanti avvocati in rapida successione effettivamente può generare una certa paura.

Ma dopo una giornata come questa… anche no. Chi potrà esimersi dal mandar loro indietro un messaggio simile a questi?

Ma gli avvocati hanno paura della propria stessa categoria, così qualcuno scantona terrorizzato:

AIUTOOO!!! MI STANNO ARRIVANDO DECINE DI E-MAIL DALLA CANCELLERIATELEMATICA CON MESSAGGI DI ALTRI AVVOCATI !!
COSA ACCADE ??

AVV ALESSANDRO ROSSI

È l’inizio del panico collettivo

che succede???
mi arrivano continuamente messaggi di colleghi dalla cancelleria telematica….

Avv. Enrica Borgianni

La paura si diffonde:

Anche a me continuano a pervenire risposte di Colleghi ai quali io non ho assolutamente scritto!

Barbara Ramagini

Seguono agitazione, nervosismo, eccitazione:

Perche’ mi arrivano mail di altri avvocati? Fate qualcosa!avv. Sarah Musio
Sent from my BlackBerry® wireless device from WIND

ma anche preoccupazione, ansia, apprensione, inquietudine, turbamento, angoscia

Anche io non capisco cosa sia successo ma mi sono arrivate tantissime mail di risposta

Avv. Rossana Maria Sangiovanni

(non c’entra nulla ma vorrei plaudire al disclaimer dell’avv. Sangiovanni che mi sembra uno dei migliori mi sia mai capitato di leggere: “Le informazioni contenute nella presente comunicazione ed i relativi allegati possono essere riservati e sono, comunque,destinati esclusivamente alle persone o alle società sopraindicate. La diffusione,distribuzione e/o la copiatura del documento trasmesso da parte di qualsiasi soggetto diverso dal destinantario è proibita, sia ai sensi dell’art. 616 c.p., che ai sensi del D. Lgs. n.196/2003. Se avete ricevuto questo messaggio per errore, Vi preghiamo di distruggerlo ed informarci immediatamente inviando un messaggio all’indirizzo e.mail sorgente”).

A questo punto a mali estremi, si propongono estremi rimedi, a cui corre l’obbligo di esprimere tutto il senso della nostra solidarietà:

MITTENTE BLOCCATO. D’ORA IN POI I MESSAGGI FINIRANNO NELLA POSTA
INDESIDERATA. COMPLIMENTI A CHI GESTISCE. BELLA INTELLIGENZA.

sdoganato il filtro anti-spam c’è chi si accoda subito

anch’io.r.russo

Ma per qualcuno la mailing-list è stata l’occasione per incrinare la certezza che l’email fosse regionalmente confinata, come l’ordine professionale:

MI SPIACE MA CREDO CHE IL PROBLEMA SIA PARTITO DAL TRIBUNALE DI
FIRENZE.

Immagini che io esercito a Palermo.

Cordialità

Cristiano Pollarolo

Immaginiamo anche noi: queste mail diaboliche scavallano le Regioni. Anatema! Quindi corre l’obbligo di stigmatizzare l’incolpevole Cancelleria Telematica.

Spett.le Cancelleria telematica,

mi stanno arrivando in continuazione mail di colleghi che sostengono
di avere ricevuto da “me” questa mail che “voi” mi avete inviato.
Vi prego pertanto di provvedere a far cessare immediatamente questo
increscioso episodio.

Grazie. Avv. Elisa Bardelli

Siamo nel pieno della commedia degli equivoci: l’hanno ricevuto da me ma l’avete mandato voi ma tutti rispondono a tutti…. Che mal di testa!

D’accordo, l’episodio sarà pure increscioso, ma è senza dubbio spassoso, soprattutto quando qualcun non sa a che santo votarsi:

Aiuto!!!!

Ho lo stesso problema di tutti gli altri Colleghi.
Chi l’ha innescata fermi questa catena di Sant’Antonio.

Avv. Gianni Pane

Ma quale catena? Quale Sant’Antonio?

Poi c’è chi non sa esimersi da una pia preghiera, non senza trovare l’opportuna occasione di rispondere circa la partecipazione al convegno incriminato.

mi stanno arrivando e-mail a raffica da parte di Colleghi
infastiditi. Credo che sarebbe opportuno da parte Vostra sospendere
ogni ulteriore invio.

Al convegno non potrò presenziare
Grazie

Avv. Piero Ponti

Qualcuno, dotato forse di un malato senso dello humor propone:

… nessun errore, è solo per farci passare il tempo, visto che noi
avvocati non abbiamo nulla da fare.

La cosa non fa per nulla divertire quello successivo:

In data odierna mi avete inviato una email che mi sta creando
notevoli problemi in quanto decine di avvocati stanno rispondendo
al mio indirizzo di posta.
Vi prego di provvedere al più presto a risolvere l’inconveniente.

Distinti saluti.

Avv. Gino Mannocci

Ai sensi e per gli effetti della L. 675/96 e del D.lgs. n. 196/2003
(tutela della privacy) si precisa che questa e-mail è inviata
unicamente ai destinatari sopra esposti con espressa diffida di
leggerla, copiarla, usarla senza autorizzazione.
Se avete ricevuto questa copia per errore, vogliate distruggerla o
contattarci immediatamente.

Grazie per la Vostra collaborazione

Ora… ci sarebbe da chiedere a quest’avvocato come è possibile rispettare il disclaimer riportato se non è possibile leggerlo. È una disclaimer che si situa tra il capitolo “Misteri della fede” e quello del “Paradosso di Schroedinger”. Io però, a scanso di equivoci, l’ho riportato così, tal quale, senza neppure leggerlo sia chiaro! Non si sa mai.

A quel punto qualcuno rende edotto il consesso che

State inviando spamming a destra e a manca. Ho già ricevuto almeno
30 mail da colleghi e messaggi di ritorno alla vostra mail.
Vi invito ad attivarvi per far cessare subito la cosa.

Avv. Alessandro Ciceri

Loro stanno invianno spam. Ma chi? Chi si dovrebbe attivare? Il cervello dei partecipanti forse?

basta non ne posso più. mi sono arrivati ben 30 e mail di risposte
di colleghi che, come il collega Nicolodi non ho sollecitato.

avv. Francesca Pietra Caprina,

Tutto si risolverebbe se l’avesse sollecitate?

Invece per la serie “pagliuzza e trave” si può leggere il seguente:

Credo vi sia un problema nella Vostra posta elettronica. Ho ricevuto
oltre 10 mail con lo stesso contenuto e con varie risposte di colleghi
Vi prego di provvedere

avv. Maria Grazia Poli.

Come si sa bene la posta del vicino è sempre la più rotta. Al che, con una fantastica email su carta intestata, allontana da sé ogni responsabilità e risponde:

Di Bello~Antoniazzi&Partners
Studio Legale

credo che il problema sia della cancelleria telematica:continuano ad
arrivare risposte di colleghi alla cancelleria a tutti coloro che
hanno ricevuto la comunicazione del convegno.

Saluti.

Amen. Allora inizia a serpeggiare una tragica consapevolezza:

Ho la casella intasata da email cancelleria telematica.
Ci deve essere un errore
Avv. Giovanni Ligato

L’importante è dire la propria, anche se è la stessa che Pomponio aveva spalmato sulla mailing-list con grande meticolosità.
Allora c’è bisogno di un’altra sagace richiesta

per cortesia ho la mail intasata da qiueste comunicazioni
prego gentilmente di smettere

avv. daniela tamborino

e dopo la preghiera viene la perspicace considerazione

ATTENZIONE!

La vostra email sta provocando una catena fra tutti i destinatari
che si ritrovano la posta elettronica intasata.

Cercate di ovviare quanto prima al problema destinatari.

Cordialità.

Avv. Antonio Benvenuti

ormai i convenevoli di rito sono spariti, si va dritto al sodo:

mi sono arrivati 45 messaggi, volete smetterla!?

Grazie

guardandosi bene anche lui dal farlo cosicchè non resta al prossimo che frignare

fermatevi

Al che un altro esagera:

Basta mi state intasando la posta elettronica per favore
interrompete mi arrivano centinaia di vs messaggi e ogni risposta collegata!!

Centinaia! Più ogni risposta collegata! Ma vaaai!

Saranno fin qui arrivate 30 mail, cioè quante a me ne arrivano in mezzora di un giorno calmo e su una sola delle caselle che solitamente
controllo. Senza parlare di Wave, Facebook, Twitter e altro. Ma però… come s’intasano facile ’sti avvocati!

Per favore smettete di rispendere perchè le mail arrivano a tutta la
mailing list della cancelleria telematica.
Grazie

Fabio Pianti

Questa è veramente una scoperta illuminante. Il problema è che le mail arrivano a tutta la mailing-list…

Purtroppo però una mailing-list SERVE a far arrivare messaggi a tutti.

It’s by design, baby!

C’è chi dadascalicamente cerca di porre il problema nella sua prospettiva storica:

Bloccate per cortesia lo spamming generato dal mittente originario.
I gestori di cancelleria telematica si diano da fare.
Tutto è partito con un invito ad un convegno. Saluti. Avv. Maurizio Milani

e invece chi preso dallo sconforto esclama

Che bega

non senza dimenticare d’informarci che il suo messaggio è

Sent from my BlackBerry® wireless device

Però c’è chi non si perde d’animo e continua ad esortare

Anche io continuo a ricevere le email.
Vi prego di provvedere in merito
avv. Cecilia Cappelletti

Alle ore 20 e 50 sorge una tragica consapevolezza:

se il convegno è organizzato come questa mailing list…. ;)

Ma che c’entra?

Però non tutti gli intasamenti vengono per nuocere, questo infatti permette all’Avv. Barbetti di ritrovare l’Avv. Caprina. Lascerebbe intendere che questo ‘intasamento’ funzioni meglio dell’albo stesso…

guarda che caso! Francesca grazie a questo intasamento le nostre
poste si sono incrociate! ciao ciao,

Avv. Carlotta BArbetti

L’effetto farsesco dovuto alla strana consonanza dei cognomi Barbetti e Caprina con le poste incrociate è quasi nullo rispetto all’involontaria amenità realizzata dal provider telefonico del prossimo messaggio

Sto perdendo il conto delle mail che mi stanno arrivando.
Per favore qualcuno blocchi il server!
Avv.Cristina Sorelli

cui segue un

Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!

Il combinato disposto della pandemonio in mailing-list e del Blackberry di Vodafone che ti fa seguire ovunque dalle mail rendono questo thread qualcosa di vicino ad una maledizione divina.

Per il prossimo addirittura qualcosa di ancora più biblico:

Mi sento in dovere di dire: è l’apocalisse.

Sarà un dovere teleologico, evidentemente, che esaspera qualcuno:

BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA !!! ACCIDENTI AI TRABICCOLI
TELEMATICI, RIDATECI LA POSTA PNEUMATICA!!!

e poi il prossimo

BASTA, NON NE POSSIAMO PIU’!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Non poteva mancare la necessità d’invocare l’intervento improvviso ed inaspettato di qualcuno che agisca in modo risolutivo su tale questione intricata e complessa:

Io chiamo il Gabibbo.

E anche in questo caso cala come una maledizione il teaser:

Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!

Chissà se il Gabibbo può tanto…

Ma c’è sempre quello che adotta un atteggiamento scientifico e visto il periodo e i temi caldi nelle notizie del momento

forse avete un problema o un virus.

PROVVEDETE

Ed infine l’intervento risolutivo:

E smetterla tutti di scrivere?

Pataponfete! Così termina il thread del secolo. A quel punto immaginiamo una mano pietosa ha “provveduto” a correggere l’ “errore”, a riportare sotto controllo il “disguido” bloccando la mailing-list. È calato così il silenzio altrimenti, ne siamo certi, ancora oggi staremmo a leggerne.

L’Italia, prima ancora che l’ordine forense, dovrebbe meditare su quanto è successo e prendere coscienza del livello dell’alfabetizzazione tecnologica dei professionisti italiani.

Una sola mail non è stata riportata nella sua scansione temporale che fin qui si è mantenuta. Non era l’ultima ma certamente la più adeguata alla chiusura. Eccola:

From: cancelleriatelematica@liste.rete.toscana.it
Date: Thu, 8 Oct 2009 21:24:21 +0200

Grande… Secondo me qualcuno vuol scrivere un libro sulle reazioni
degli avvocati agli stimoli tecnologici..

Rileggete tutte le mail di replica e rideteci su come me!

Ciao colleghi, buona serata.

Flavio Bindi

Tutti noi, sì, una risata ci spammerà.

Comunque visto il successo di quest’anno, il prossimo anno la manifestazione andrà oltre e si chiamerà “Dire, Fare, Baciare, Lettera (Email) e Testamento” e il convegno avrà titolo: “Totò, Peppino e la professione forense su Internet: l’esperienza della mailing-list della Cancelleria Telematica Toscana”.

Emmanuele Somma

Riferimenti: L’indirizzo originale del pandemonio è:
http://www.liste.rete.toscana.it/pipermail/cancelleriatelematica/mail4.html
ovviamente dovete scorrerlo all’indietro per apprezzarlo al meglio.
Ne ho ovviamente fatta una copia a futura memoria.

30-10-2009 “Avvocati: SPAM”R”US. Il Thread del Secolo” (c) Copyright
2009 by Emmanuele Somma (esomma@ieee.org) e i Fratelli Marx
della mailing-list della Cancelleria Telematica Toscana

Licenza di distribuzione ‘verbatim’: La copia letterale e la
distribuzione di questo articolo nella sua integrità sono permesse
con qualsiasi mezzo, a condizione che questa nota sia sempre
riprodotta. Sei vuoi, puoi ridistribuire questo articolo nelle
discussioni, sui blog o sui siti che frequenti: non equivarrà mai al
prime-time di Sanremo, ai telegiornali della televisione di stato, o
ai grandi giornali quotidiani, potere riservato ai discografici,
burocrazie, politici e grandi editori, ma può rappresentare una
importante modalità alternativa. Spread the word (*and* the /free/
software).

STANDARD DISCLAIMER: Ai sensi e per gli effetti della L. 675/96 e
del D.lgs. n. 196/2003, del nono emendamento della Costituzione
Materiale dello Stato Libero di Bananas e del comma 22 dell’articolo
42 della D.p.r.k. n. 47/2009 si precisa che questo messaggio è
inviato unicamente agli esposti sopra destinati con espressa diffida
di leggerla, copiarla e soprattutto usarla per scopi intimi senza
autorizzazione.
Se avete usato questa copia per errore, vogliate conservarla con
estrema cura e contattare immediatamente il più vicino ospedale
psichiatrico.

Rigraziamenti: Zampinella per aver morso l’uomo, Phil Connors per alcuni passaggi, ele per baciare-lettera-testamento, e poi Babele Dunnit e tutti i partecipanti del Wave di revisione.

Il sincrono a furor di popolo (Era: Fwd: [Ticket#2009031010003411])

Sembra che oggi all’IGF ancora una volta il direttore del ccTLD (continuerò a chiamarlo impropriamente NIC, dal nome del dominio, anche se a malincuore mi rendo conto che non è più il NIC) abbia trovato un’occasione pubblica per trovare “particolarmente disdicevoli alcuni aggettivi utilizzati nella e-mail” (come mi è stato letteralmente e forse con pietà riferito) che ho spedito alla segreteria del ministro Brunetta i primi di marzo.

Qualcuno quella email l’aveva girata all’Espresso che l’aveva usata per farci un bell’articolo sul noto e annoso problema dell’inefficienza della registrazione dei nomi di dominio: responsabilità diretta dell’Istituto.

I toni della lettera bruciano, e me ne dispiace, tanto che non è la prima volta che se la prende con me. Come se i problemi del NIC dipendessero dalle mie email e non piuttosto dai 15 anni di vessazioni che il NIC ha imposto a TUTTI quelli che in Italia tentavano di ‘fare Internet’. Regole balorde e procedure vessatorie. Inoltre brucia ancora il processo di statlizzazione del NIC che non è mai stato veramente accettato dalla comunità Internet italiana.

Il fatto che gli stessi che hanno ‘bloccato il nic’ si candidino oggi a fare la “Governance Italiana di Internet”, a molti qualche ragione di inquietudine la dà. Hanno fatto il loro tempo: lascino il posto ad altri.

A parte le risposte pubbliche agli stralci della mia email riportati dall’Espresso, sempre in mia assenza, in modo improprio ed inopportuno, l’ente chiamato in causa non ha ritenuto mai di rispondere direttamente anche se avevo ovviamente spedito la lettera anche direttamente a loro e neppure alle richieste di spiegazioni del mio maintaner.

Sarebbe ora di farlo spiegando come mai sia stato inerte nella registrazione di un dominio per quattro giorni quattro (un tempo siderale se rapportato ai tempi di servizio normali in tutto il mondo) e poi farlo solo dopo un esplicito sollecito ma alla fine nascondendosi dietro la scoperta bugia che il dominio era invece già pronto da prima.

Ok, sì… un semplice: “ci scusi per il disguido” sarebbe bastato. Ma il ‘potere’ no, crede anche di avere ragione. Vuole essere insindacabile. “Ci voglio mettere quattro giorni?” –pensa– “Perchè? Sono fatti miei! Chi sei tu per chiederlo?”

L’articolo dell’Espresso, contenente un estratto neppure particolarmente felice della mia mail perchè avulso dal contesto, è senza dubbio il principale responsabile del passaggio al sincrono: le alte sfere del CNR, e forse qualche ministro, hanno fatto ben capire al NIC che l’ora era arrivata e non si sarebbero accettati più ritardi. 15 anni sono tanti anche per l’Italia.

Ovviamente il NIC ci ha messo ancora altri sei mesi per completare un iter durato solo 15 anni, e tuttora sembra mantenere in piedi (per altri DUE!!! anni) una anacronistica (e controproducente) modalità ‘manuale’ che insinua ulteriori ambiti di ambiguità e di arbitrio, per ragioni che probabilmente è meglio non indagare, come è decisamente meglio non rivangare le motivazioni per cui le registrazioni cartacee subivano un processo così contorto.

Certamente il meccanismo di registrazione del NIC italiano non era noto a livello internazionale per la sua trasparenza nell’assegnazione dei nomi, non era noto per la sua efficienza, non era noto per la sua efficacia e non era noto per la coerenza delle proprie azioni, per fare un unico esempio il comportamento nel caso armani.it griderà vendetta nei secoli dei secoli. Inoltre l’innovazione tutta italiana della “complicazione degli affari semplici” tra RA e NA, non sembra proprio aver fatto un gran che bene alla qualità del servizio e neppure alla certezza dei diritti degli utenti.

Diciamolo pure, il NIC italiano, dopo la trasformazione in Ente pubblico, ha rappresentato il baluardo di una burocrazia cieca, anacronistica e contraria alla minima innovazione, ma soprattutto abbarbicata alla propria rendita di posizione nella gestione di un sottopotere statale, che sentendosi ‘arrivato’ ad una agognata ’stabilità’ ha esercitato tutto il peggio di quella mentalità retrograda che non appartiene più, e da molto tempo, neppure ai ministeriali. Quella denominazione di ‘authority’ invece che rappresentarne un distintivo d’eccellenza ha denotato il segno di una tracotanza che ha fatto dell’immobilità il proprio principale elemento costitutivo. E se si parla di immobilità basterebbe guardare la stasi quasi mortale (e fino alla morte!) del management (cd. “Il Papato”) del NIC negli ultimi 20! anni.

Quel che più fa male a me, pisano d’adozione, è collegare tutto questo ad un ambiente che invece ho percepito e ho vissuto come ben diverso. Un vero peccato.

Sostenere, come hanno fatto a più riprese gli esponenti del NIC fino a pochissimo fa che il fax fosse uno strumento “perfettamente adeguato” alle esigenze del Registro perché “permetteva di contenere le contestazioni”, è certamente l’indice di una distorsione del ruolo del registro in un campo in cui il confronto internazionale è tuttora, anche con il sincrono, stridente.

Personalmente ho registrato alcuni domini italiani e molti esteri. In tutti quelli italiani ho avuto problemi i più idioti come: firma non leggibile, CAP non comprensibile. Nell’ultimo caso, quello riportato, semplicemente ’silenzio’, quattro lunghi giorni in attesa di una registrazione e poi, dopo un messaggio di richiamo si scopre che… il sito era stato registrato in tutta fretta dopo il richiamo. Il tutto condito dalla ‘bugia’ che il sito fosse stato registrato in precedenza.

Brunetta a quel tempo era alla ricerca dei fannulloni della Pubblica Amministrazione.

Ok ammetto, con le carte che avevo in mano era come sparare alla Croce Rossa.

Poiché mai viene citata la lettera nel complesso, ma ne vengono estratti solo alcune espressioni avulse dal contesto, pubblico l’intero thread qui sotto. Chissà, forse il direttore del NIC non si è mai preso la briga di leggerla.

Comportamento dell'IT NIC (fannulloni e bugiardi) - Fwd: [Ticket#2009031010003411] [Fwd: 10033 - eurocoin.it - SUCCEEDED]

A R. T. , capo della segreteria tecnica, e L. T. , consigliere economico del ministro dell'innovazione.

Gentili signori,

quella in allegato è l'ennesima comunicazione che siamo stati costretti ad avere con l'IT NIC, l'autorità italiana per la registrazione dei nomi di dominio.

Questo tipo di comportamento, per mia personale esperienza (documentata qui, e documentabile in altri casi) nonchè per 'comune sentire' ed ampiamente documentata in Internet, è il minimo che ci si può attendere nelle relazioni con questa organizzazione. Da anni ormai.

Ciò che è francamente scandaloso è che questo livello di inefficienza, ignoranza e incapacità in tutto il resto del mondo è assolutamente sconosciuto perchè la registrazione dei nomi di dominio avviene in SECONDI tramite procedure automatizzate senza necessità di intervento umano. Persino per i domini delle più sperdute nazioni del terzo mondo.

È molto difficile pensare che l'Italia possa avere qualche chance di competere internazionalmente quando la protervia di una amministrazione pubblica genera questi mostri, e soprattutto anche per le cose più banali per i cittadini italiani è obbligatorio pagare il prezzo di queste vessazioni, anche quando sinceramente non ve ne sarebbe alcun bisogno.

Probabilmente è nelle vostre possibilità inoltrare questo segnale a chi potrebbe avere competenza e responsabilità per trattare questo tema e soprattutto a chi potrebbe rimuovere con urgenza i responsabili, non tanto di questo singolo disservizio che ormai si è risolto, quanto dell'inefficienza patita dai cittadini italiani che hanno tentato, anche con la semplice registrazione dei nomi di dominio, tentato di realizzare qualcosa di innovativo per questo Paese. Sarebbe questa una riforma semplice, non costosa, e molto gradita ai pochi che ancora fanno qualcosa di utile con Internet in Italia.

Distinti saluti,
Emmanuele Somma

---------- Forwarded message ----------
From: L. T.
Date: 2009/3/10
Subject: Re: [Ticket#2009031010003411] [Fwd: 10033 - eurocoin.it - SUCCEEDED]
To: "ccTLD .it Registry Hostmaster"
Cc: Emmanuele Somma

Buongiorno,
prima di scrivervi avevo chiaramente verificato (ore 10.28):

luciano@santorini:~$ whois eurocoin.it
Domain: eurocoin.it
Status: AVAILABLE
luciano@santorini:~$
luciano@santorini:~$

Rilanciando il comando ora il risultato è che il dominio è registrato
(ore 10.39):

luciano@santorini:~$ whois eurocoin.it

Domain: eurocoin.it
Status: ACTIVE
Created: 2009-03-10 10:39:23
Last Update: 2009-03-10 10:39:23
Expire Date: 2010-03-10

Considerando che il modulo era ok ed inserito nella coda già alle ore
14.28 del 06/03/2009, posso sapere cosa è accaduto e come mai sono stati
necessari 4 giorni ed una mia email per registrare un dominio che in
condizioni "normali" sarebbe dovuto essere attivo automaticamente al più
tardi lunedì mattina?

Grazie,

Saluti.
Luciano

Il giorno mar, 10/03/2009 alle 10.47 +0100, ccTLD .it Registry
Hostmaster ha scritto:
> Buongiorno,
>
> il nome a dominio eurocoin.it e' stato registrato stamattina.
>
> Cordiali saluti,
> Francesca - Relazioni Esterne
>
>
>
> "Luciano T " wrote:
>
> > Buongiorno,
> > sono Luciano T, admin-c di ***-MNT; Posso sapere come mai il
> > dominio in oggetto non Ú stato ancora registrato?
> >
> > Grazie,
> > Luciano
> >
> > ------- Messaggio inoltrato -------
> > Da: IT-NIC Hostmaster
> > A: IT-NIC Automatic Robot
> > Oggetto: 10033 - eurocoin.it - SUCCEEDED
> > Data: Fri, 6 Mar 2009 14:28:09 +0100
> >
> > Your e-mail:
> > From: IT-NIC Automatic Robot
> > Subject: Richiesta di registrazione/modifica dominio eurocoin.it
> > Date: Fri, 6 Mar 2009 14:25:23 +0100
> > Msg-Id: <20090306_132523_018839.operations@tlcweb.net>
> >
> > Internal-Id: 2646600
> >
> > has been processed and produced the following results:
> >
> >
> > -----------SYNTAX CHECK RESULT-----------
> >
> > Syntax Check Phase OK: 10052 - [domain] eurocoin.it
> >
> >
> > Syntax Check Phase OK: 10053 - [registrant] Emmanuele Somma
> >
> >
> > Syntax Check Phase OK: 10054 - [contact] T*** Internet Staff
> >
> >
> >
> >
> > ----------END SYNTAX CHECK RESULT--------
> >
> >
> > -------------DNS CHECK RESULT------------
> >
> >
> > DNS Check Phase OK: 10070 - NS1.T***.NET
> >
> >
> > DNS Check Phase OK: 10070 - DNS2.ASSOTLD.IT
> >
> >
> > DNS Check Phase OK: 10070 - NS2.T***.NET
> >
> >
> >
> > ------------END DNS CHECK RESULT---------
> >
> >
> > ------------DATABASE RESULT------------
> >
> > Vi informiamo che il modulo e' stato inserito nella coda delle richieste
> > pendenti
> >
> > -----------END DATABASE RESULT----------
> >
> >
> > Cordiali Saluti,
> >
> > Registro del ccTLD ".it"
> > Istituto di Informatica e Telematica
> > CNR - AREA DELLA RICERCA

Un disclaimer non-gattopardesco per il PD

Alla mia piccola polemica sul disclaimer che il PD usa nelle mail di propaganda elettorale risponde la responsabile del trattamento (credo sia dei dati personali, ma trattandosi del PD chissà).

Caro Sig. Emmanuele,

la necessità della presenza di un informativa, che per le mail si definisce disclamer,associata ad ogni comunicazione che viene inviata ai priopri contatti è semplicemente un obbligo dettato dal D.lgs 196/2003,e non è in nessun modo parte del messaggio politico o di qualsiasi metamessaggio lei identifichi nei testi che riceve dalla Direzione del Partito o da una o tutte le Mozioni congressuali.

Ma soprattutto non vuole essere e non è una minaccia. L’informativa deve indicare i diritti ma anche i doveri degli utenti. Puo certamente essere più o meno esplicita, ma se pure non avessimo esplicitato quali sono i rischi che si corrono ad utilizzare impropriamente i contenuti inviati, questi non sarebbero certo cambiati. L’obiettivo non è minacciare ma responsabilizzare gli utenti.

Capisco quello che lei vuole dire, che è proprio dell’agire all’interno di un partito il fatto di condividere le idee e i materiali che questo produce, ma è pur vero che questi contenuti potrebbero essere manipolati prima di essere diffusi o inviati a qualcuno che non ha piacere nel riceverli. L’informativa così esplicitata serve proprio a delimitare i limiti di questa responsabilità.

Infine non sono consulenti delle singole mozioni ad elaborarlo, ma è lo stesso che è stato elaborato dal Responsabile in linea con quanto definito dal D.lgs 196/2003 e che viene inviato per ciascuna mozione, ed è in tutto simile, solo più breve, di quello che è presente in tutte le comunicazioni inviate dal Partito Democratico.

Cordiali saluti

Vanina Rapetti
Responsabile del trattamento
Partito Democratico

Dirò… la risposta non mi entusiasma e interloquisco:

Gentile Dr.ssa Rapetti,

nel ringraziarla per l’illuminante risposta non posso che rinvenire proprio in questa, se possibile, ancora maggiore ragione di sconcerto.

La sua risposta è un perfetto esempio di, mi permetta il toscanismo, supercazzola burocratica che snatura il senso stesso della comunicazione online.

L’adesione supina ad una prassi balorda dovuta alla cattiva interpretazione della leggi che situa la sua (e ahimé anche la mia) organizzazione nel novero di quelle ‘imprese’ che non capiscono nulla di Internet e nulla fanno per usarla adeguatamente.

Se è così convinta di quanto dice, senza che lei rinvenga nella mia richiesta alcuna volontà polemica -o forse con tutte quelle ‘lecitamente’ possibili-, potrebbe dirmi in quale passaggio della legge si riporta testualmente l’obbligo di minacciare azioni legali verso gli ‘utenti’ di una comunicazione online (ammesso che iscritti del partito, siano poi ‘utenti’) per tutelare i PROPRI diritti di organizzazione. Mi sembrava che quella legge fosse stata realizzata per tutelare la privacy degli UTENTI, vero?

A me sembra, e credo che vorrà facilmente smentirmi codici alla mano, che alcuna normativa imponga l’adozione di tali disclaimer, tant’è vero che gran parte delle organizzazioni non la usano, e non per ignoranza, mi creda. Forse solo per maggiore ‘eco-compatibilità’ con il mondo nel quale si muovono: Internet.

Scendendo nell’ambito del diritto la presenza del disclaimer, in quella forma, discende dalla necessità PER IL MITTENTE di limitare il proprio carico di responsabilità nell’ambito dell’art. 616 del vigente codice penale, in materia dei delitti contro l’inviolabilità dei segreti. Secondo un parere legale:

“Alla posta elettronica può difatti, ormai, applicarsi la disciplina penalistica prevista dal nostro vigente codice penale (secondo cui per “corrispondenza” si intende quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza) il quale all’art. 616, in materia di delitti contro la inviolabilità dei segreti, stabilisce: “Chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prenderne o di farne da altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta, ovvero, in tutto o in parte, la distrugge o sopprime, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa.”

Secondo giurisprudenza consolidata, prendere cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa significa apprendere tutto ciò che è affidato alla protezione della busta, ma presupposto del reato è che sulla busta vi sia il nominativo del soggetto destinatario e non il mio (inserito erroneamente) in quanto altrimenti sono legittimato alla presa di conoscenza del contenuto perché tratto in errore dalla presenza del mio nominativo…

In conclusione, ricevere una e-mail non palesemente non inviata a noi, non può comportare alcuna conseguenza giuridica, a nulla valendo una qualsiasi forma di diffida contenuta nel disclaimer.” (Avv. Valentina Frediani)
Orbene, QUESTO è il motivo, assolutamente manfrinistico e privo di qualsiasi utilità e fondamento giuridico per cui le aziende usano questi disclaimer.

Quanto al residuo di supercazzola su cui si è inerpicata, ovvero “…questi contenuti potrebbero essere manipolati prima di essere diffusi o inviati a qualcuno che non ha piacere nel riceverli”, la risposta è: embé? Perché lei ritiene che l’apposizione del disclaimer cambi in un qualche modo il diritto applicabile relativo alla manipolazione e alla comunicazione? No. Certamente no, vero? Se reato venisse compiuto -manipolando o comunicando inappropriatamente- il disclaimer sarebbe considerato un’aggravante? Contribuirebbe in maniera sensibile a modificare il quadro giuridico di un eventuale repressione del misfatto? No. No. No. E no!

Quando lei parla di ‘responsabilizzare l’utente’ (e già sul termine utente ci dobbiamo ancora mettere d’accordo ma questa volta gliela passo) io intravedo una volontà paternalistica che proprio mal si addice ad una organizzazione moderna e ‘laica’. Non sono ancora sceso in tema di fatto, ma per quanto riguarda il metodo, la sola idea di imporre agli iscritti un predicozzo su cosa possono o non possono fare con le informazioni che gli mandate è un errore. E lo sarebbe anche se voi non foste un partito politico ma il macellaio sotto casa.

E ora parliamo del contenuto. Probabilmente mi rivolgo alla persona sbagliata, che pure è stata così gentile a rispondere prontamente. Purtroppo il sig. Mozione non s’è ancora fatto sentire… nel frattempo è arrivato un’altro… evvabbé

In termini di fatto l’adozione del disclaimer è improprio per una comunicazione propagandistica, che sulla sua ampia pubblicità deve fare leva per coinvolgere ed appassionare. E non certamente l’occasione per fare inutili e controproducenti predicozzi, ma soprattutto porre gli (…sigh…) utenti nell’incertezza di cosa possono o non possono fare con quell’informazione.

Mi è chiaro che il partito abbia una organizzazione che utilizza il dominio e presumibilmente le email afferenti a tale dominio per attività legate alla propria natura, e che in questi casi un disclaimer -per quanto inutile, come visto, e controproducente per chi, come me, si occupa di questi mezzi da un po’- possa essere giustificato secondo la prassi, idiota, comune.

Ma non certo per l’email propagandistica!

La stessa lettera è infatti disponibile su internet, direttamente dai promotori (http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=Attachment&id=facb8efc733e01cefeb5a35e9ebfe211 ) o in una mezza dozzina di blog, senza che nessuno sentisse l’esigenza di “minacciare” gli utenti.

Infine: perché il partito non tratta allo stesso modo la comunicazione sugli altri mezzi? Se l’immagina sui cartelloni elettorali? “Non fate il naso da clown a Bersani, sennò vi mandiamo in Galera!” o sui volantini “L’utilizzo non autorizzato di questa carta sarà severamente punito! E se vi scappa peggio per voi!”

Non apro, per carità di patria, un discorso sullo stato di palese insufficienza di uno statement sulla privacy degli utenti del sito partitodemocratico.it e probabilmente della modalità di autorizzazione al trattamento acquisite sia attraverso il sito che attraverso le strutture territoriali, la invito solo a misurare la differenza tra quanto viene fatto dal PD e quanto, per fare un esempio, viene realizzato su questo sito: http://www.barackobama.com/privacypolicy/

A partire da questi dati lei crede ancora che il predicozzo sotto quelle mail sia veramente utile?

Se veramente dipende da lei, lo levi. Che è meglio.

Buon lavoro,
Emmanuele Somma

PS – Se posso rinnovo comunque la richiesta nei riguardi dei consulenti, che se avessero avuto la testa sulle spalle avrebbero fatto loro questo discorso con il Responsabile del Trattamento. In più a questo punto, dopo questa prova, chiederei seriamente se a tale Responsabile se si sente veramente adeguato a ricoprire un compito così critico in una organizzazione moderna.

Risultato?

Il disclaimer passa da:

Qualsiasi utilizzo non autorizzato del contenuto di questo messaggio
è severamente proibito e sottopone il responsabile a conseguenze
civili e penali.

a

Qualsiasi utilizzo non autorizzato del contenuto di questo messaggio
è severamente proibito e sottopone il responsabile alle conseguenze
previste dal d. lgs.vo n. 196/2003.

In definitiva? Bla bla bla bla….