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Tecnologia della Liberazione

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Aaron Swartz

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La Costituzione di Internet è scritta tutti i giorni dai suoi utenti, cittadini del mondo, e tra gli utenti la Costituzione di Internet la scrivono tutti i giorni i programmatori.

Per vergare la Costituzione di Internet si utilizza la penna della Tecnologia. Su Internet ogni software, ogni sito, ogni protocollo, ogni strumento, ogni interazione aggiunge un nuovo paragrafo. Non puoi leggere oggi quello che sarà tracciato nell’inchiostro fresco delle linee di codice di domani.

Il Codice è la Costituzione!

Le oligarchie del potere, le aziende e gli stati nazionali, nell’esercizio dei loro poteri possono poco e nulla contro la Tecnologia della Liberazione. Possono ritardarne l’avvento, possono creare nuovi martiri ma non potranno impedirlo.

Mi basta Emacs per avere una fabbrica perenne
di paragrafi della Costituzione.

Loro esercitano un fasullo potere di controllo tramite Licenze d’Uso, AgCom o, com’è sempre stato nella Storia, violenza e censura. Bene. Noi abbiamo TOR e i DNS alternativi. E un buon avvocato se è il caso, la Giustizia è dalla nostra.

Stato e Aziende non si trovano, come vogliono far credere, in posizioni opposte, ma avanzano a braccetto sullo stesso piano del proprio gioco delle parti. Vogliono nascondere la Costituzione del Popolo di Internet da una Dichiarazione di Diritti e (guarda un po’) Doveri (oh quanto liberale, rottami di moralismo ovunque eh). Quante parole che si danno. Aria!

Ecco, quel piano è tutto perpendicolare al Cittadino del Mondo di Internet. Lorsignori vorrebbero schiacciarci in un punto, nel loro punto di controllo.

Punti? Noi siamo mondi.

Ma sezioni sempre più ampie di cittadini del mondo digitale acquisiscono conoscenze, consapevolezza e strumenti tecnologici per guidare da soli, nelle pieghe della violenza degli oligarchi, la canoa della propria liberazione. In silenzio ma non con minore forza.

Nuove tecnologie permettono giorno dopo giorno di scrivere nuovi paragrafi della Costituzione di questa storia di libertà che è Internet e i tentativi di aziende e dei patetici stati di formalizzare e cristallizzare i “diritti” altrui non sono altro che tentativi, peraltro maldestri, di impedirne l’evoluzione fuori dal loro controllo e dalla loro intermediazione.

Gli « operatori del settore », giullari ubriachi di dati drogati che gli oligarchi forniscono loro, vogliono comportarsi da ciechi rispetto alla vera natura della rivoluzione che sta avvenendo. Liberate i dati, controlleremo i numeri che date.

Internet non è un luogo, non esistono diritti in Internet come non esiste privacy in un orinatoio. I diritti sono tutto intorno al mezzo, se sono, oppure non sono, come spesso siamo fin troppo consapevoli che non sono e non saranno. E in Italia non sono perché non è Giustizia molto prima dei vostri nuovi “diritti e doveri in Internet”.

Ma non si può legare il diritto al mezzo per non fossilizzare il mezzo al diritto e per non sviare il diritto dal diritto stesso.

Solo il rispetto del diritto e della legge è
la fonte della legittimità delle istituzioni.
Rispettatelo! Rispettateci!

Internet non è un luogo in cui magicamente debbano valere regole del diritto diverse da quelle del mondo reale perché Internet è reale, oltre che il frutto della nostra immaginAzione.

Non si fabbricano a basso prezzo nuovi e progressivi diritti per alienare l’attenzione dai vecchi cari diritti del mondo reale. I Cittadini del Mondo di Internet hanno bisogno degli stessi diritti di cui hanno bisogno i Cittadini. Quei diritti, non altri.

L’unico diritto di Internet è di non avere un diritto, di essere considerato per quello che è, un mezzo, e non per quello che fa comodo ai potenti che sia: un prateria di fuorilegge.

E nostro diritto il dovere alla disobbedienza, alla non-collaborazione, alla obiezione di coscienza, alla lotta nonviolenta per la difesa, con la vita, della vita, del diritto, della legge.

Dedicato ad Aaron Schwartz, la vita.

“Tecnologia della Liberazione” ( http://exedre.net/?p=393)
Copyright (C) Novembre 2014 by Emmanuele ‘exedre’ Somma — All Rights Reserved.

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La banalità del male. Italia. Ora.

 

A cavalcioniSe uno volesse spiegare a suo figlio qual’è il senso proprio dell’espressione “la banalità del male” potrebbe iniziare da questa citazione:

All’Osservatorio ha risposto Anna Mattirolo, direttore del Maxxi Arte: “La crudezza fa parte del lavoro dei Chapman, da sempre caratterizzati da opere che denunciano una realtà malata, che mettono in discussione la falsa moralità e vogliono suscitare dibattito e crediamo fermamente e sosteniamo la libertà di espressione degli artisti”. Il museo, ricordando che l’opera dei fratelli Chapman “è sempre stata segnalata con avvisi esposti in biglietteria, al punto informativo, e dal personale di sala istruito per informare le famiglie in visita con minori”, ha comunque deciso di anticipare di qualche giorno la sostituzione dell’opera, che rientra in una turnazione espositiva. “Si tratta di una soluzione parziale che non ci sentiamo di condividere”, ha replicato Marziale ribadendo la necessità di non esporre più la scultura.

Il caso è quello noto dell’opera di Chapman ‘censurata‘ da l’Osservatorio sui Minori. Il direttore di Maxxi Arte quindi si appresta ad ‘anticipare la sostituzione’, come se fosse un normale avvicendamento.

La banalità di questa risposta, come la banalità di tutte le risposte del genere ormai è divenuta così connaturata alla società italiana che non fa neppure più scandalo, posto in effetti che l’abbia mai fatto. Ci sembra quasi un modo naturale di comporre la “disputa”.

Peccato che in questa disputa, proprio come quando Hannah Arendt ne scriveva come inviata al processo di Eichmann a Gerusalemme da un lato esiste la morale di pochi (ebrea allora, cattolica ora o quello che vuoi) e dall’altro esiste l’essenza della libertà di essere uomini, ciò che vale oggi per Chapman, per i suoi estimatori, per i suoi detrattori anche, ma che varrà domani per ciascuno di noi, quando avranno portato via gli artisti, poi i rom, poi gli omosessuali, poi gli ebrei… per chiudere il ciclo.

È questa la stessa banalità con cui si tratta in Italia come ovvio il diritto del più forte, come dato per scontato il sopruso del più prepotente, come pacifico l’abuso del potere, come dovuta la decima sullo spazio disco.

L’Italia ha ormai definitivamente abbandonato anche solo la velleità di essere una società liberale, basata sul diritto, ed è chiaramente rientrata ormai fin troppo a fondo nell’humus fascista che rappresenta la sua natura più intima.

Ieri il maitre-a-penser dell’Italia di sinistra, laica e ‘antifascista’ ha detto: “Se posso dare il mio giudizio, io credo che la sola e vera forma che realizza la sovranità sociale sia l’oligarchia.” (Eugenio Scalfari , 10 agosto 2014). Ecco proprio.

E non si scambi quest’ultima banalità per i vaneggiamenti senili di un vecchio matto, questo è un modello di pensiero logico in cui deliberatamente si scambiano i termini del discorso. Un lucidissimo Scalfari scambia dialetticamente  la democrazia rappresentativa (cioè quell’insieme di istituzioni che in cooperazione e in competizione tra loro amministrano il potere) per “oligarchia democraticamente eletta”, ovvero il concreto superamento del conflitto sociale insito nella separazione dei poteri, cioè il sistema dove pochi decidono tutto, al di là del bene e del male, oltre ciò che è giusto e sbagliato, oltre il diritto, oltre la legge, dove non sono più necessarie  “leggi ad personam”, perché tutto si regge su “personae ad legem”.

È un pensiero questo di assoluta banalità e di assoluto male.

Ma questo è il pensiero della classe dirigente italiana dappertutto, dal direttore del Maxxxi, al Capo del Governo e probabilmente al Presidente della Repubblica.  Il capo del Partito de “La Repubblica” gli ha solo dato voce.

L’obiettivo sancire definitivamente la banalizzazione malata dell’Italia.

 

 


La candidatura alla segreteria del PD è l’inizio di una esplorazione algoritmica combinatoria che porta alla scoperta del percorso minimo tra una facile vittoria elettorale e una sicura sconfitta. Non a caso i concorrenti hanno tutti l’appeal di commessi viaggiatori ubriachi.


Proteggi da solo la tua privacy (BP)

Per essere chiaro: se tu non tuteli la tua privacy online poi non andartela a prendere con chi te la viola. Che avrà fatto sì qualcosa di ignobile e di riprovevole, ma un po’ -anzi tanto- l’hai aiutato pure tu. E quando te ne accorgerai i buoi saranno scappati, saranno stati duplicati all’infinito e nessuno li potrà più riportare a casa.

I “pirati” stanno provando a dirtelo in tutti i modi possibili che le tue password non sono sicure, che le caselle email online sono praticamente aperte a tutti, che dischi e portatili lasciati in giro sono a disposizione di chiunque.

Che devono fare? Rubarteli per fartelo capire?

Lo vuoi capire che senza considerare seriamente la crittografia dei tuoi dati è come se fossi nuda in pubblico? La prossima volta non ti faranno il piacere di mettere online un fake. Specie se certe foto le lasci nei server di hotmail, dolcezza.


Perché non Emma?

Mentre tutti oggi chiedono retoricamente al PD: “perché non Rodotà?” (domanda che invero avrebbe una risposta semplice e diretta, se solo il PD avesse la capacità di guardare sé stesso e il coraggio di rispondere) io vorrei piuttosto chiedere: Perché non Emma?

Se è vero, come dice Luca Sofri: “Piaccia o non piaccia, il gap tra quanto circoli in giro il nome di Bonino, e quanto sia taciuto nei partiti è da primato”, la domanda è proprio: Perché non Emma?

Se è vero che Emma Bonino è l’unica a mettere d’accordo una parte rilevante di elettori in tutti e quattro gli schieramenti e quindi l’unica proposta che li riunirebbe sotto un unica bandiera (tricolore, e non di partito) per poter iniziare un percorso di ampia collaborazione che potrebbe farci uscire da questa situazione bloccata, allora: Perché non Emma?

Se è l’unico politico ad avere, da oltre 14 anni, un consenso così vasto nella società civile e unanimi riconoscimenti (Giuliano Ferrara a parte) in Italia e all’Estero, dove ha ricorperto ruoli di governo anche rilevanti, mi chiedo: Perché non Emma?

Già, perché non Emma?


Il “Metodo Travaglio” e il “COME” cancellato…

“Metodo Travaglio”: la dichiarazione rilasciata dalla Bonino all’ANSA è:

‘Con Berlusconi abbiamo iniziato un lavoro molto serio che, pero’, non ha ancora portato a molto”. ”Apprezziamo – ha aggiunto – quello che sta facendo il premier, ma la posizione degli alleati e’ nota”. Quindi ”non e’ detto che alla fine riesca” a superare quei veti.

Ma lui la riporta così: “Con Berlusconi abbiamo iniziato un lavoro molto serio… apprezziamo ciò che sta facendo come premier, ma la posizione degli alleati è nota”

Non è tanto la cancellazione (“non ha portato a molto”) ma quella piccola, quasi insignificante variazione (il “quello che sta facendo IL premier”, che diventa “quello che sta facendo COME premier”) a cambiare tutto il senso della frase.

Come si chiama questa? Dai… mistificazione.

C’è una differenza sostanziale tra le due frasi. I radicali nel 2006 avevano un programma di riforme invise sostanzialmente all’Unione, con i quali i radicali proposero una coalizione e che questi sdegnosamente rifiutavano. Berlusconi invece personalmente apprezzava il programma radicale (o vi era interessato per motivi meramente numerici) – ma che non fu in grado di sottoscriverlo per i diktat dei suoi alleati. La cosa nacque e finì lì. Un commentatore onesto avrebbe dovuto riportare i fatti in questo modo.

È vero che i radicali non si sono sottratti al dialogo con Berlusconi, perché il dialogo è parte essenziale ed irrinunciabile di un radicale – così come lo è la chiarezza delle condizioni poste. Condizioni che Berlusconi non fu in grado di sostenere e Prodi, alla fine, sì. I radicali hanno sempre fatto le loro battaglie con chi ci stava e contrari alla logica ideologica di schieramento (altrimenti a quest’ora, pur perfettamente allineati alla sinistra, sarebbero morti da un pezzo).

A Travaglio rode quest’indipendenza e si dimostra sempre più intellettualmente disonesto contravvenendo anche alle sue stesse regole, ovvero di citare -almeno- fatti veritieri, pur componendoli in modo tendenzioso. Adesso li deve cambiare. Quel tanto da sostenere il suo punto.

Ma proprio quest’indipendenza e questa capacità di essere non partigiana, asservita ad una logica ideologica ma disponibile a dialogare con tutti fa di Emma Bonino il migliore candidato alla Presidenza della Repubblica per tutti. Ed è questo che tutti, sostenitori e avversari politici le riconoscono.

Il fatto che Travaglio non riesca a riconoscerglielo, ma anzi con un altro artificio retorico puerile la consideri “parte della casta”, dà veramente la misura di quello che è lui.


E l’Italia impugnò la sentenza

È un modo di pensare, un riflesso psicologico, quello italiano – da avvocatucolo di paese, da piccolo imbroglione, da chi vive alla giornata pensando di poter scappare il giorno dopo.

Tu sai di aver sbagliato, e non te lo dicono solo le innumerevoli condanne che hai ottenuto e che ora ti mettono con le spalle al muro, ma lo sai perché te lo dicono tutti i dati, tutti gli indicatori, tutti coloro che ci lavorano e tutti quelli che ‘ci perdono la vita’, letteralmente, dentro. Ma trovi un trucco, un escamotage per rimandare, ritardare, non prenderti mai la responsabilità sperando di scaricarla su chi viene dopo. Mai affrontarlo il problema, mai!

E così ‘ricorri’, impugni, ritardi, balbetti scuse e giustificazioni ad un’Europa che ormai non ti considera più un paese civile, semplicemente perché non lo sei. E non per il trattamento inumano delle carceri per cui ti condanna, ma per la tua incapacità a rispettare le TUE leggi, la TUA costituzione.

Impugni la sentenza quindi. Sapendo che perderai. Sapendo che la condanna sarà ancora peggiore e che nel frattempo, per non esserti posto il problema, altri staranno peggio, altri si suicideranno, la situazione incancrenirà come sta succedendo da VENTI ANNI. Ma lo fai comunque ecchisenefrega.

Questa è l’Italia peggiore – che la gran parte dell’Italia però fa finta di non vedere.

Il problema non è di chi sta in carcere. Il problema è dei cittadini ‘liberi’ perché l’arbitrio a cui sono sottoposti gli ‘ultimi’ nel carcere da un potere che si crede legalità, è lo stesso arbitrio a cui tutti ci dobbiamo sottomettere quando un qualsiasi burocrate sa di poterci fare un sopruso perché le regole ci sono, ma qui non valgono. Le regole sono elastiche, interpretabili. E se non valgono quando è in gioco la cosa più intima ed assoluta, che è la libertà personale -e spesso la vita- vuoi che valgano per le minuzie a cui tu penseresti di poter aver diritto. Dài…

Il problema non è di chi sta in carcere. E il problema non è neppure tuo che hai ‘ben altri’ problemi e questo ricorso è per te la scelta meno ‘costosa’.

Questo è un problema mio e di pochi come me.

Perché qualcuno ha capito che non esistono diritti, se non esiste il diritto. E in Italia il diritto, come la democrazia, non esiste più.

No. Non me ne faccio una ragione.


Perché Bersani voleva l’incarico: il governo di sfiducia

A conti fatti quindi il calcolo era facile. Farsi dare l’incarico per non ottenere la fiducia. Anche in queste condizioni Bersani avrebbe mandato a casa Monti e, forte della sua non-fiducia, l’avrebbe sostituito negli affari correnti, potendo offrire ai propri un po’ di posti di comando con tutta l’elasticità di ciò che amministrazione corrente possa voler dire. Avrebbe potuto non-governare senza molta responsabilità gestendo da una posizione di forza anche il passaggio dell’elezione del Presidente della Repubblica. Napolitano ha impedito questo disegno tirando fuori dal cilindro la non-soluzione dei saggi. È chiaramente un palliativo per prendere tempo per poter portare le Camere e i grandi elettori all’appuntamento con l’elezione del suo successore senza troppi condizionamenti. È l’ultima mossa di un Presidente stremato che corona con un ennesimo strappo la sistematica violazione della Costituzione che sta operando da anni. Si noti, neppure esercita il suo principale potere: indirizzare un messaggio alle Camere per dire, a fronte alta, di avergli sottratto, speriamo per poco, la loro legittimità. Se in parlamento ricordassero ancora qualche articolo della nostra Costituzione la richiesta di impeachment sarebbe automatica e la presentazione di una mozione di sfiducia immediata. Non lo faranno e tacceranno i sostenitori di questa ipotesi di formalismo. Saranno tutti uniti nel sostanzialismo. Contro la Costituzione. Contro gli Italiani.Il Movimento 5 Stelle li seguirà? I partiti sono tutti uguali, anche perché quelli che non lo sono, non gli viene dato modo di non esserlo.


Governissimo

Certo ma quanto la state facendo lunga. È ovvio che il governo PD-PDL si fa. Lo si sapeva dal minuto uno dopo che Bersani non si è dimesso. Il problema è solo come farlo ingurgitare a quei pochi italiani che ancora immaginano il PD come erede ideale della tradizione di Gramsci e Berliguer, tonti. È il problema dell’avere gente che ancora vota per una malsana affezione ideologica.

Invece di sfruttare questa occasione per liberarsene una buona volta!

Dai PG, il coraggio… è Grasso che cola!


Europa: sull’importanza politica della pornografia, oggi.

Mentre in Italia si cincischia sulla democrazia ipotetica interna ai partiti in Europa cala la censura del porno in EU nascosto sotto l’incredibile formulazione: “sull’eliminazione degli stereotipi di genere nell’Unione europea”

Giovedì prossimo infatti il parlamento europeo potrebbe (ed è probabile) approvare una risoluzione per ‘far sparire’ dai media la pornografia. Si scrive “media” ma si legge Internet. È la prova generale per una vasta operazione politica di polizia su Internet. Dopo la pedofilia è venuto il gioco d’azzardo, dopo la pornografia, poi le ‘opinioni sensibili’…. ma la strada è segnata.

In nome della libertà d’espressione nei paesi civili (quindi non nel nostro) si è creato un vasto movimento d’opinione contrario a questa forma di censura. Molti stanno scrivendo ai parlamentari europei sostenendo che questa forma di tutela.

Qual’è il problema? Che in ossequio a non si sa bene quale determinazione l’IT del Parlamento Europeo ha deciso che la consegna di questi messaggi ai parlamentari europei dovesse essere censurata e i messaggi dei cittadini europei quindi cestinati.

Una volta il “Conoscere per Deliberare” era uno slogan radicale, l’inutile predica di einaudiana memoria, che andava ad impattare i cittadini impossibilitati talvolta ad avere le informazioni per formarsi una vera coscienza civile.

Oggi, con una strana ma alquanto ragionata inversione di ruolo, colpisce i loro rappresentanti.

Ma a pensarci, in effetti, non è sempre stata questa la condizione italiana in cui una classe politica distante e distratta continuava a delberare senza conoscere il paese reale.

Non sarà che invece di importare le buone pratiche di governo dai paesi nordici, stiamo piuttosto esportando la peste italiana di una democrazia fallita.

La peste italiana, già… chi la usava quest’espressione…